La
scienza e la cultura scientifica sono,
almeno a partire dal Rinascimento, il
più efficace sistema di conoscenza che
gli uomini hanno inventato per
promuovere il proprio benessere
materiale e morale. Non è possibile
immaginare lo sviluppo economico,
sociale e culturale del mondo
occidentale senza la scienza.
Soprattutto è impossibile immaginare una
maturazione del pensiero critico che
alimenta le tradizioni democratiche e
liberali occidentali. La scienza ha
dimostrato il valore pratico della
libertà, della tolleranza e del rispetto
della verità, su cui si sono state
fondate anche le democrazie liberali.
Dai tempi di Galileo Galilei si è anche
capito che il metodo scientifico e le
conoscenze che esso produce entrano
quasi naturalmente in conflitto con le
credenze di senso comune, le tradizioni
religiose e le ideologie politiche.
Storicamente, anche dopo Galileo, ci
sono stati diversi tentativi di
censurare la libertà di pensiero e
ricerca. Tentativi che hanno prodotto
tragiche conseguenze per tante persone –
non solo scienziati – e un pesante
arretramento economico, sociale e
culturale per quei paesi che hanno
condizionato ideologicamente la ricerca
scientifica.
Da
alcuni decenni è in atto anche nel mondo
occidentale e democratico
un’irragionevole attacco nei riguardi
della ricerca e degli sviluppi
applicativi nei campi della genetica
molecolare e della biologia cellulare,
che vengono giudicati forieri di minacce
per l’uomo o l’ambiente. Intorno agli
organismi geneticamente modificati in
agricoltura, alle procedure di diagnosi
genetica delle malattie ereditarie e
alla tecnologia della clonazione si sono
accese forti polemiche.
Le
critiche che vengono mosse alle
biotecnologie si basano o su veri e
propri fraintendimenti o su argomenti
irrazionali. Nondimeno, soprattutto nei
paesi dove le comunità scientifiche sono
più deboli, queste critiche fanno
breccia a livello politico. La
conseguenza sono legislazioni che
limitano la libertà di ricerca o vietano
ai cittadini l’accesso a tecniche
mediche sulla base di istanze morali
rispettabili ma discutibili.
Per ragioni storiche e contingenti
l’Italia è stata negli ultimi anni, tra
i paesi economicamente più sviluppati,
quello in cui gli integralismi
ideologici, di impronta religiosa e
politica, hanno attaccato la libertà di
ricerca, provocando gravi conseguenze.
L’azione dei due ultimi ministri
dell’agricoltura ha quasi azzerato la
ricerca biotecnologica agroalimentare,
mentre la legge 40/2004 sulla
procreazione assistita ha imposto alla
ricerca sulle cellule staminali e alla
pratica nel campo della medicina
riproduttiva una serie di divieti tanto
assurdi scientificamente quanto
pericolosi a livello medico-sanitario.
Il
problema della strumentalizzazione
politica della scienza va però ormai al
di là delle frontiere nazionali, come
dimostrano i tentativi di indurre
l’UNESCO e l’ONU a mettere al bando
anche l’applicazione terapeutica della
tecnologia del trasferimento nucleare
(clonazione terapeutica).
Con il Congresso mondiale per la libertà
di ricerca si intende promuovere un
vasto dibattito pubblico, a livello
internazionale, per far luce sui
meccanismi che sono all’origine delle
percezioni distorte della scienza, e che
favoriscono la strumentalizzazione
politica di atteggiamenti irrazionali
per giustificare la limitazione della
libertà di ricerca, di sviluppo di
terapie utili a milioni di persone e
delle libertà individuali nelle scelte
riguardanti la salute e la malattia. Il
Congresso, che dovrà ricercare le
proprie regole e forme di azione, mirerà
altresì a iniziative volte a contrastare
a livello nazionale e internazionale le
distorsioni provocate dalla politica
sulla scienza.