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Giornale della Toscana, 22 ottobre 2005: Con la pillola abortiva Martini emula Zapatero |
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Bartolozzi (Fi): "condivido il disagio espresso da
Plotti."
Carraresi (Udc): ‘'Intervenga Storace. Gli assessore di Dl prendano le distanze
da Rossi".
Chiede l'intervento urgente del ministro Storace
«per bloccare il tentativo da parte dell'assessore regionale- alla Salute Enrico
Rossi di consentire l'utilizzo indiscriminato e generalizzato in tutti gli
ospedali toscani della pillola abortiva». L'iniziativa 6 del presidente del
Gruppo Udc a Palazzo Panciatichi Marco Carraresi che accusa: «Altro che
sperimentazione come in Piemonte, Rossi sta cercando di rendere la Toscana
l'apripista nazionale nell'introduzione di questa nuova forma abortiva. Con
modalità e semplificazioni inaccettabili e illegittime. L'assessorato regionale
ha già infattì trasmesso una circolare a tulle le aziende sanitarie, con
allegato una sorta di protocollo operativo. Perché illegittimo? Perché -
argomenta Carraresi - non si possono dettare regole su un tema cosi complesso e
delicato con una semplice circolare, col rischio di lasciare troppo margine di
arbitrarietà alle scelte dei singoli medici. Non a caso tre anni fa l'assessore
Rossi aveva già preparalo una delibera di giunta per approvare praticamente lo
stesso protocollo operativo per l'introduzione della pillola abortiva, delibera
che poi non fu mai iscritta all'ordine del giorno della giunta regionale. Segno
evidente che questo è l'unico percorso normativo, in grado di fissare regole
certe che quanto meno tutelino la salute della donna. L'esponente dell'Udc
incalza: «Invece, si sceglie la scorciatoia di una semplice circolare interna,
senza alcun carattere di cogenza. No, l'assessore e l'intera giunta regionale si
assumano le proprie responsabilità su questo atto gravissimo che vedrebbe la
Toscana introdurre, prima in Italia, questo farmaco, anzi questa modalità
abortiva, in tutti gli ospedali della regione". Carraresi auspica che "gli
assessori della Margherita facciano prevalere la coerenza con i propri principi
rispetto ai tatticismi e alle convenienze della politica Di fronte alla prova di
forza del loro collega di giunta, mi attendo, se non le dimissioni, almeno una
protesta chiara ed efficace". La chiosa: «Vorremmo, piuttosto che discutere
sulle modalità di aborto, venissero destinati mezzi ed energie per consentire a
migliaia di donne, circa 8mila ogni anno in Toscana, di esercitare pienamente il
loro diritto a non abortire", Paolo Bartolozzi (Fi), vicepresidente del
consiglio regionale osserva: «da cittadino e da politico condivido in pieno il
sentimento di disagio casi efficacemente espresso dalle parole con le quali
monsignor Plotti ha voluto manifestare la propria contrarietà all'utilizzazione,
in Toscana, dalla pratica abortiva tramite la pillola Ru-486. Con questa
decisione, Martini e la sua giunta vogliono emulare lo spagnolo Zapatero andando
a minare i valori della società toscana ». Bartolozzi rileva poi che la
«sollecitazione dell'autorevole esponente del mondo cattolico deve portare a un
ripensamento sul problema dell'aborto, facendo riflettere non solo quanti
operano nel settore sanitario ma tutti i cittadini, credenti e non. La pillola
RU-486, tra l'altro, pur presentandosi come una tecnica meno invasiva rispetto
all'intervento chirurgico, non offre adeguate garanzie a tutela della salute
della donna e rischia di sminuire le problematiche relative all'aborto,
inducendo una deresponsabilizzazione sii un atto così importante come quello
della maternità". L'esponente forzista aggiunge: «Non sono d'accordo che
l'aborto venga sempre più utilizzato come uno strumento di facile contraccezione
chiamiamola pillola, chiamiamolo intervento, resta pur sempre un atto che viola
la dignità della persona. Inoltre, a pochi mesi dal voto referendario sulla
fecondazione assistita, si torna a parlare della vita e dell'imprescindibile
necessità del suo rispetto, e sono sicuro che anche in questa occasione la
nostra società saprà interrogarsi nella maniera più giusta secondo la propria
tradizione e la propria cultura».
Analisi opposta per il capogruppo dello Sdi in Regione Pieraldo Ciucchi e del
radicale Antonio Bacchi che plaudono alla richiesta di sei Asl toscane {compresa
quella di Firenze) per l'avvio delle procedure sull'uso della pillola abortiva:
"Dalle Asl toscane soffia oggi un vento nuovo, che ci auguriamo porti la nostra
regione ad essere la capofila di un processo irreversibile", commentano Ciucchi
e Bacchi per i quali "tutto questo dimostra che la possibilità di praticare
l'aborto per via farmacologica non è in contrasto con la legge italiana, anzi ne
rafforza i principi, e costituisce una valida alternativa all'intervento
chirurgico".