La Repubblica, 9 ottobre 2005

Ginecologi favorevoli alla RU486

Ma oltre al medico di Pontedera nessuno ha richiesto la pillola abortiva.
Il presidente dell'associazione ‘’Sono aperto a qualsiasi soluzione che possa agevolare le donne’’.

 

PRUDENZA e attesa. Nessun ginecologo toscano si fa avanti dopo che il primario di Pontedera Massimo Srebot ha richiesto alla sua Asl di prendere informazioni sui tempi di consegna per la pillola Ru486 da parte di una Casa farmaceutica francese. Lunedì a Pisa arriverà la risposta da Parigi, primo passo per l'utilizzo della pillola per casi selezionati. Per ora alle altre aziende sanitarie toscane non sono arrivate richieste riguardo al farmaco. I ginecologi sono quasi tutti d'accordo sul fatto che l’utilizzo della pillola sarebbe un’alternativa molto meno invasiva rispetto all'aborto chirurgico, ma sul da farsi per ottenerla hanno varie idee. ‘’Vediamo come va a finire la vicenda innescata dal dottor Srebot - spiega Paolo Ciolini, primario della ginecologia di Prato - Soprattutto sarà interessante capire come verranno risolte le questioni pratiche legate all'approvvigionamento del farmaco. Per ora nel nostro reparto non ci siamo posti il problema dell'Utilizzo della Ru486 perché non abbiamo avuto richieste da parte delle donne’’. Carlo Buffi dirige il reparto di Poggibonsi, ospedale della Asl di Siena, ed è presidente dell'associazione dei ginecologi toscani. ‘’Sono aperto a qualunque soluzione per agevolare le donne che fanno l'interruzione di gravidanza. È venuta a molti la voglia di chiedere per il proprio reparto il farmaco, ma forse l'idea di Srebot sarebbe stata più efficace se avessimo costituito un gruppo di 15 primari di ginecologia toscani per preparare una richiesta articolata alla Regione. Se comunque il mezzo per ottenerla è acquistarla all'estero come già avviene per altri medicinali non disponibili in Italia voglio segnalare un problema. Quando inizieranno a chiedercela 50 donne a settimana, come faremo a dare una risposta a tutte? Con ordinazioni a ripetizione in Francia?’’. Alcuni aspettano anche i risultati della sperimentazione di Torino, una procedura che da altri è ritenuta inutile perché riguarda un farmaco in commercio da anni all'estero. Domenico Milano, primario dell'ospedale di Carrara, è un obiettore di coscienza: ‘’Sono comunque favorevole all'utilizzo di questa pillola abortiva. Penso che potremmo adottarla e seguiamo con attenzione lo sviluppo della sperimentazione a Torino’’. Anche il primario di Ponte a Niccheri a Firenze, Francesco Barciulli, è su quella linea: ‘’Se in Piemonte andrà tutto bene potemmo utilizzarla anche qui’’. In molti aspettano una indicazione netta dalla Regione che, viste le parole dei giorni scorsi dell’assessore Enrico Rossi (‘’non suggerirò a nessuno di usare o non usare quel farmaco, chi lo vuole può intraprendere la procedura per le medicine acquistate all'estero’’), non verrà. In attesa c'è la Asl di Empoli, ma anche il primario di Livorno Dimitrios Anastassopulos. ‘’Ci dicano cosa fare. Con il Governo che ha vietato la sperimentazione di Torino è difficile andare al muro con ira muro. Finisce che hai la Ru486 per un giorno, vai sui giornali, il ministero ti blocca. Ma noi vogliamo dare questa alternativa alle donne in modo stabile. Del resto quel farmaco è usato in altri paesi da molti anni, come in Inghilterra. Non serve sperimentarlo». Contrario alla sperimentazione anche Angelo Scuderi, ginecologo fiorentino che fin dal primo giorno di entrata in vigore della 194 è impegnato nell’interruzione di gravidanza: "Il lavoro di Torino è inutile (affianca alla Ru486 un altro farmaco). La pillola sta già rendendo meno pesante l'aborto in diversi paesi’’. Cauto il primario di Careggi Gianfranco Scarselli: ‘’Non credo basti una richiesta all'azienda per ottenere la Ru486. Non è così semplice l'acquisto all'estero’’. Dall’Asl di Pistoia, infine, fanno sapere che il tema sarà affrontalo quando verrà fatto il budget aziendale 2005-2006, dove si potrebbe programmare la spesa per la pillola. Più che un'apertura sembra un altro modo per prendere tempo e vedere come va a finire la vicenda della Asl pisana. **
 

Michele Bocci e Laura Montanari