La Repubblica, 21 ottobre 2005

Pillola abortiva, sono ormai sei le Asl che stanno iniziando le procedure

 

Pillola abortiva, la richiesta si allarga
Sono ormai sei le Asl che stanno iniziando le procedure
La legge prevede l'uso di metodi alternativi a quello chirurgico, un farmaco, la Ru486, è già usato in altri paesi

Firenze e Viareggio hanno iniziato la procedura per utilizzare la pillola abortiva, Prato lo sta per fare. Lo stesso vale per Pistoia ed Empoli. La Toscana si sta spostando in blocco verso la Ru486. In tutte le Asl della regione in questi giorni si discute su come introdurre il farmaco. Qualcuno ha già mosso i primi passi ufficiali. A Viareggio e Firenze ci sono state esplicite richieste dei primari di iniziare le procedure per essere pronti a rispondere alle donne che chiedessero l'utilizzo della Ru486. «Ho scritto alla direzione dell'azienda per invitarli ad attivarsi e studiare le possibilità di acquisto del farmaco —dice Alvaro Marchetti, primario della ginecologia di Viareggio — Questo anche se sono un obiettore di coscienza». Come ci si aspettava in Regione, la decisione di Pisa di chiedere ad un produttore francese i tempi e i modi di consegna della pillola abortiva ha aperta un fronte. Molti dei primari che non hanno ancora scritto all’azienda lo stanno per fare, tutti comunque discutono della pillola.

Pisa, l'azienda del ginecologo Massimo Srebot, il primario che ha fatto la richiesta per primo, potrebbe essere in grado di somministrare il farmaco nel giro di pochi giorni. Restano da valutare alcuni aspetti organizzativi interni, da stilare i moduli per il consenso informato da consegnare alle donne che richiederanno il trattamento. E’ quasi certo però che quella Asl non partirà da sola. L'impressione è che in Regione si aspetti che altre aziende arrivino allo stesso I iter di preparazione, per far partire le richieste del farmaco da più città. Se si muovono contemporaneamente 4 o 5 aziende la proposta della Toscana diventa più forte.

Tra coloro che hanno richiesto l'utilizzo della pillola nelle strutture regionali ci sono Sdi e Radicali, che ieri hanno replicato alle parole del monsignor Alessandro Plotti. «E' libero di manifestare la propria contrarietà all'aborto, alla legge che lo regolamenta ed all'introduzione della RU4B6, purché non dica cose contrarie al vero. L'introduzione della RU486 non va a modificare le procedure previste dalla legge 194, ma si limita a offrire una tecnica abortiva piuttosto che un'altra», spiega Marco Cecchi da Pisa. In effetti su queste basi si fonda il l’idea della Toscana, spiegata in una circolare inviata a tutte le aziende dall'assessore alla salute Enrico Rossi. Il metodo alternativo è concesso dalla legge, il farmaco è utilizzato da tanti paesi del mondo da anni e dunque può essere acquistato per casi specifici come altre medicine disponibili solo all'estero.

Michele Bocci