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la moschea a colle val d'elsa |
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Il Centro culturale islamico a Colle Val d’Elsa. Un punto di vista “laicista” Il dibattito “politico” che è nato sulla costruzione del Centro culturale islamico a Colle Val d’Elsa è frutto di una mentalità statalista, populista e pseudo-concordataria, in ogni caso non c’è niente di liberale nel modo in cui la questione è stata affrontata. Da una parte l’amministrazione comunale di Colle, spalleggiata in primo luogo dal Presidente della Regione Toscana Claudio Martini e dal Presidente della provincia di Siena Fabio Ceccherini, suona la grancassa dell’accoglienza, dell’integrazione e della solidarietà. In nome di questi principi il Comune di Colle Val d’Elsa ha deciso di concedere un’area che inizialmente era destinata a “servizi culturali, ricreativi e religiosi” alla sola Comunità dei Musulmani di Siena e Provincia per la costruzione di un centro culturale islamico. Il protocollo d’intesa del 20 dicembre 2004 stabilisce la concessione di 570mq di suolo pubblico alla Comunità islamica per 99 anni al cannone di 11mila euro all’anno. La convenzione prevede che l’attività del Centro si svolga con il coordinamento di un comitato scientifico di garanzia, nominato in maniera paritetica dal comune e dall’organo di gestione della comunità dei musulmani: da parte del Comune l’idea è di “diventare attore del processo di gestione della nuova struttura” e di esercitare “un controllo che non ci sarebbe stato se il centro culturale islamico fosse stato realizzato con una iniziativa spontanea”. Il laicista che vive in partibus fidelium potrebbe chiedersi: 1) Perché l’amministrazione comunale dovrebbe preoccuparsi dei problemi di culto, favorendone l’esercizio (che comunque è garantito dalla Costituzione)? 2) Siamo certi che alla domanda di sicurezza dei cittadini si risponda entrando nella gestione del Centro islamico? 3) In uno Stato laico, rientra fra le funzioni di un comune quella di controllare l’attività di un’associazione religiosa? 4) Non sono altre le iniziative che un’amministrazione dovrebbe prendere per promuovere l’integrazione? Dall’altra parte c’è un gruppo molto variegato che va dalle Lega Nord alle liste civiche, al Comitato della Badia (dove sorgerà il Centro islamico) che impugnano la bandiera dello sperpero del denaro pubblico e della difesa di modelli di civiltà e di stili di vita consolidati. Lo strumento principale che si è cercato di utilizzare è stato quello del referendum consultivo (respinto dal Comune e dal Tribunale ordinario), con il quale si chiedeva ai colligiani di esprimere la loro opinione sulla concessione di suolo pubblico per la costruzione della moschea Aspre critiche sono state rivolte anche alla Fondazione Monte dei Paschi di Siena per avere elargito un contributo di 300mila euro alla Comunità islamica per le spese di edificazione del centro. A questi argomenti Magdi Allan ha aggiunto l’accusa alla Comunità dei Musulmani di Siena e Provincia di aderire all’Ucoii (ma l’imam di Colle, Feras Jabareen, non risulta iscritto) e quindi di essere espressione ideologica dei Fratelli Musulmani in Italia. Il laicista che vive in partibus fidelium potrebbe chiedersi: 1) sarebbe stato chiesto un referendum se il terreno comunale fosse stato concesso per la costruzione di un oratorio? 2) Perché non ci interroga sui contributi che la Fondazione MPS eroga annualmente a diocesi, associazioni cattoliche e compagnia cantante? 3) Si può dire che una cosa è affermare che l’Ucoii fiancheggia il terrorismo (e allora lo Stato indaghi e prenda i provvedimenti del caso), altro è avallare in qualche modo l’idea che la comunità islamica di Colle Val d’Elsa non possa costruire una nuova moschea? Il laicista “crede” che un’amministrazione pubblica debba limitarsi a tutelare il diritto di ciascuno (comunità o singolo) di praticare la propria religione, un diritto che non può essere suscettibile di approvazione da parte di maggioranze o minoranze, ma al tempo stesso non è legittimato a stipulare accordi con organizzazioni religiose. Il laicista “crede” che il denaro delle fondazioni, destinato per legge a opere di utilità sociale, potrebbe essere investito in maniera liberale e solidale su conoscenza e innovazione, che significa anche correre il rischio di puntare sui singoli, giovani e meno giovani, uomini e donne, italiani e non. Il solito laicista, infine, pensa che il Comune di Colle Val d’Elsa avrebbe fatto meglio a non cambiare l’idea iniziale realizzando, magari col contributo della Fondazione MPS, un centro per iniziative culturali, religiose, politiche, un luogo d’incontro e di integrazione tra credenti, non-credenti, credenti in altro. Giulia Simi - Andrea Francioni |