Corriere della Sera, 5 agosto 2006
 
 

Pechino, stretta sulla stampa «Notizie solo se autorizzate»

Le agenzie straniere non potranno più distribuire informazione in proprio Tutti i dispacci dovranno essere vagliati dalla governativa «Xinhua» NORME Le nuove norme colpiscono colossi come Ap e Reuters REGOLE Pubblicate 22 regole che le agenzie internazionali dovranno rispettare DIVIETI La Xinhua distruggerà le notizie «illecite»

     
PECHINO - Aprire, aprire: aprire la Cina al mondo. Ma attenti agli spifferi. Alle correnti d' aria impercettibili e insidiose che poi fanno ammalare. La Repubblica popolare alza la guardia. Ieri l' agenzia di stampa ufficiale Xinhua ha diramato una serie di norme subito in vigore, rivolte alle agenzie straniere in Cina, imponendo loro vincoli molto più severi. In 22 articoli, si impone alle agenzie di fornire i servizi ai clienti in Cina solo attraverso la Xinhua stessa o operatori autorizzati. Contenuto trasparente: una stretta ancora maggiore sull' informazione. La Cina non vuole spifferi pericolosi. Le norme colpiscono soprattutto colossi globali come l' americana Associated Press, la France Presse e la britannica Reuters (il notiziario per gli abbonati all' estero, per esempio i giornali italiani, non dovrebbe essere toccato). «Non autorizzati» i commenti nelle redazioni di Pechino e Shanghai ma l' indignazione preoccupata emerge nel resoconto dell' Ap: «Le restrizioni più rigorose e i maggiori poteri assegnati alla Xinhua sottolineano come l' agenda politica del Partito comunista e gli interessi di business della Xinhua coincidano». È un mix di protezionismo e censura. Tra meno di due anni Pechino ospiterà l' Olimpiade, appuntamento che la Xinhua vuole affrontare in posizione non subalterna. Come già fa con banche e finanza, il governo dimostra di avere molto a cuore il controllo di un' informazione ormai esposta a dinamiche commerciali e che, aprendosi, perde scampoli di sovranità. Così, le agenzie straniere non gestiranno direttamente i rapporti con i clienti in Cina (cinesi o stranieri), e per testate forti sui notiziari di economia, quali Bloomberg o Reuters, si profila un danno non solo di credibilità. La lista dei contenuti sensibili è abbastanza ampia da includere praticamente tutto. Le notizie delle agenzie straniere «non conterranno» nulla che «violi i principi costituzionali», «minacci l' unità, la sovranità e l' integrità territoriale», metta in pericolo la «sicurezza nazionale, la reputazione e gli interessi», contrasti le politiche religiose ed etniche, guai a «diffondere informazioni false, gettare nel caos l' ordine economico e sociale o minacciare la stabilità sociale». Cioè tutto. Sigillo perentorio: «Xinhua ha il diritto di selezionare le informazioni diffuse dalle agenzie straniere in Cina e distruggerà ogni materiale che ricada nelle sopraccitate categorie». Ai mezzi d' informazione cinesi è vietato tradurre testi di agenzie straniere. Tutti i trasgressori rischiano dall' ammonimento alla chiusura. Il decalogo riguarda anche video, foto e grafici, ma non menziona Internet, già di suo pattugliato dalla polizia informatica e oscurato nei siti e nelle parole chiave «inappropriate». Ma in un Paese dove i giornali troppo autonomi vengono chiusi senza troppi scrupoli, non sfugge che il protocollo della Xinhua esca a ridosso delle condanne ai reporter Zhao Yan del New York Times e Ching Cheong dello Straits Times di Singapore. Le restrizioni si estendono alle agenzie di Hong Kong in Cina, territorio speciale che gode della legislazione liberale ereditata dalla Gran Bretagna. L' ex colonia vive con inquietudine ogni sviluppo che sfiori la libertà di stampa in Cina. Un' ipersensibilità sollecitata a fine agosto quando un settimanale ha pubblicato in copertina la foto «rubata» di una cantante locale mentre si allaccia il reggiseno. Nessuna vera nudità, ma sollevazioni. E richieste, non si sa se disinteressate, di regole dure «contro l' oscenità della stampa». Un passaggio che i commentatori più autorevoli hanno messo in guardia dall' intraprendere, scorgendovi un cavallo di Troia per le mire censorie di Pechino. Qui a Hong Kong non ne abbiamo bisogno, hanno fatto capire. Marco Del Corona COMUNICAZIONE E CENSURA INTERNET La rete è tenuta sotto stretta osservazione dai «poliziotti informatici» che compiono arresti se si imbattono in argomenti vietati. I grandi siti come Google, Yahoo e Msn si autocensurano per potere operare in Cina GIORNALI Se quotidiani e riviste si sono moltiplicati negli ultimi anni in Cina, nessuna critica al governo è ammessa sulla stampa. Il reporter Zhao Yan è stato condannato a tre anni per aver rivelato una notizia proibita al New York Times STRANIERI Tutti i corrispondenti che chiedono di lavorare in Cina sono obbligati a sottoscrivere una «carta delle regole». Tra le imposizioni, comunicare al ministero degli Affari Esteri di Pechino ogni spostamento fuori della Capitale
     
 Marco Del Corona